Orazione e comunità: una fedeltà che non si improvvisa
Einsiedeln - La preghiera, nella vita benedettina, non sta ai margini della giornata come un “tempo religioso” tra altri tempi: regge la casa dall’interno, dà forma alle relazioni, misura la verità di ciò che si fa. Chi entra in monastero scopre presto che l’orazione non è un’aggiunta alla vita comune, ma la sua temperatura. È il luogo in cui la persona viene spogliata delle proprie difese, rieducata all’ascolto, ricondotta a una libertà più grande della somma dei suoi progetti.
Questo primato nasce da un realismo antropologico e teologico. La preghiera mette a nudo il rischio che accompagna ogni vocazione: trasformare il cammino in una ricerca ansiosa di “realizzazione”, difendere la propria immagine, pretendere che Dio confermi ciò che già si è deciso. Il monastero, invece, chiede che la vita sia consegnata, e che la consegna si traduca in un apprendistato quotidiano di interiorità: vigilanza del cuore, lotta contro ciò che disgrega, disponibilità a lasciarsi guidare …