7 Settembre - Beata Eugenia Picco.
Televallassina Santo(i) del giorno
S. Grato di Aosta, vescovo - Patrono di Aosta -
B. Ignacy Klopotowski, sacerdote e fondatore (1866-1931)
B. Eugenia Picco, vergine (1867-1921)
B. Giovanni Battista Mazzucconi, sac. e martire (1826-1855)
S. Stefan Pongracz, sacerdote S.J. e martire (1582-1619)
S. Melchior Grodziecki, sacerdote S.J. e martire (1584-1619)
S. Marko Križevčanin, sacerdote S.J. e martire (1588-1619)
S. Régine (Regina) di Alise (F), vergine, martire († s. III)
S. Sozonte di Pompeiopoli in Cilicia, martire († sec. inc.)
SS. Festo e Desiderio, martiri († sec. IV)
S. Euverte (Evurzio) d’Orleans (F), vescovo († s. IV)
SS. Memorio e compagni, martiri († sec. V)
S. Alpin(o) di Châlons en Champagne (F),vescovo († s. V)
S. Clodoald(o) di Saint-Cloud (F), sacerdote (515-560)
S. Madelberte di Mauberge (F), badessa († ca. 705)
S. Carissime (Carissima), vergine di clausura († s. VI/VII)
S. Ilduardo, vescovo nelle Fiandre in Belgio († ca. 760)
S. Gauzelin (Gozzelino) di Toul (F), vescovo († 962)
S. Giovanni da Lodi, vescovo († Gubbio, 1105)
S. Étienne (Stefano) di Châtillon (F), vescovo († 1208)
BB. Tommaso Tsuji, Ludovico e Giovanni Maki,martiri († 1627)
BB. Rudolph Corby e John Duckett, sac. e martiri († 1644)
B. François d'Oudinot de la Boissiere, sac.,martire († 1794)
B. Claude-Barnabé Laurent de Mascloux, sac.,martire († 1794)
B. Ascensión de San José de Calasanz, virgo,martire († 1936)
E
ugenia Picco nasce a Crescenzago (Milano) l'8 novembre 1867 da Giuseppe Picco e Adelaide Del Corno. Il padre è un valido musicista de ‘La Scala’ di Milano, cieco. La madre è una donna frivola, che non ama il marito, ma ama il denaro, il successo e i viaggi. Eugenia è spesso affidata ai nonni e incontra i genitori solo nelle brevi soste che si concedono tra una tournée e l'altra, fino a quando un giorno la madre torna sola, senza il marito, facendolo credere morto. Del padre, Eugenia non saprà più nulla. Da questo momento la madre costringe la figlia ad andare ad abitare con lei e con il suo convivente, dal quale, in seguito, avrà altri due figli.
Eugenia cresce in un ambiente irreligioso e moralmente guasto, dovendo fare i conti con i desideri mondani della madre che la vuole cantante di successo e con il convivente della madre che la molesta e infastidisce spesso.
“Pericoli ed occasioni in casa e fuori” dirà Eugenia ricordando quei tribolati anni e quella istintiva forza di pregare, di sollevare lo sguardo in alto, nel silenzio dell'austera basilica di Sant'Ambrogio di Milano, dove ogni giorno si reca ad invocare Dio, quasi senza conoscerlo.
E una sera del maggio 1886, sente in sé la chiamata alla santità e da quell'istante mirerà, con alacrità e fedeltà, non mai smentite, alla perfezione.
A vent'anni, Eugenia decide di volere Gesù, la santità. Entra nella ancor giovane famiglia religiosa delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, fuggendo da casa il 31 agosto 1887, subito accolta, compresa, amata dal fondatore, il venerabile Agostino Chieppi.
Il 26 agosto 1888 inizia il noviziato e il 10 giugno 1891 emette la prima professione religiosa nelle mani dello stesso fondatore. Fa la professione perpetua il primo giugno 1894.
Semplice e umile, fedele e generosa, senza riserve si dona alle alunne del convitto delle quali è insegnante di musica, canto e francese; alle novizie di cui è madre e maestra; alle consorelle attraverso il servizio di archivista, di segretaria generale e di consigliera.
Nel giugno 1911 viene eletta Superiora generale e rimane in carica fino alla morte. Donna coraggiosa, fa voto di compiere con perfezione serena e tranquilla i doveri di Superiora e questo per il compimento della volontà di Dio.
Animatrice saggia e prudente della Congregazione delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, durante il suo governo svolge un'azione illuminata e prudente per una definitiva sistemazione dell'Istituto, proponendosi di fissare gli indirizzi che erano stati trasmessi dal fondatore.
È madre per tutti, specialmente per i poveri, per i piccoli, per gli emarginati che serve con carità generosa e instancabile. Il bisogno e i drammi dei fratelli durante la grande guerra del 1915-1918 le aprono ancor più il cuore per farsi accoglienza di ogni gemito, dolore, preoccupazione sociale o privata.
Il suo sostegno principale, il fulcro vitale della sua vita interiore e di tutta l'opera e l'azione apostolica è per suor Eugenia l'Eucaristia, suo grande amore, centro della sua pietà, cibo, conforto e gaudio delle sue giornate dense di preghiera e di fatica.
Il Cristo infonde in lei il suo zelo per la salvezza delle anime, il suo fervente desiderio di ricondurre tutti alla Casa del Padre ed è nel suo ardente amore per Cristo che si trova la spiegazione della sua incessante attività caritativa.
Di salute debole, in un corpo minato dalla tisi ossea che, nel 1919, la porta all'amputazione dell'arto inferiore destro, suor Eugenia si offre disponibile al compimento del disegno del Padre, pronta ad ogni immolazione, dimostrandosi sempre l'amica sorridente di Cristo, dei fratelli e del mondo.
Questo dinamismo, che concentra tutti i suoi desideri, tutta la sua volontà in Dio, questa risoluzione decisa di tendere alla perfezione, espressa da una vita di mortificazione, di purezza, di obbedienza, di eroismo di opere virtuose, vivendo l'ordinario più umile in modo straordinario, è il clima in cui si svolge l'esistenza di suor Eugenia Picco.
Nella malattia e nella morte dà compimento alla sua totale consacrazione a Dio: muore santamente il giorno 7 settembre 1921.
La sua fama di santità si conserva, anzi andrà aumentando dopo la morte. Ovunque si sentono espressioni di devota ammirazione e venerazione per suor Eugenia, vista da tutti come esempio di straordinaria virtù e come modello di pietà, di zelo, di prudenza, di spirito di sacrificio e di saggezza.
Iniziato il Processo di Beatificazione nel settembre 1945, il 18 febbraio 1989 fu riconosciuto l'esercizio eroico delle virtù e il 20 dicembre 1999 fu pubblicato il Decreto sul miracolo, attribuito alla sua intercessione e che riconosce la guarigione prodigiosa di Camillo Talubingi Kingombe della diocesi di Uvira (ex Zaire) avvenuta il 25 agosto 1992.
Eugenia Picco è stata beatificata a Roma il 7 ottobre 2001, da San Giovanni Paolo II (Omelia del Santo Padre), insieme ad altri 6 Servi di Dio: Ignazio Maloyan, Vescovo e martire; Nikolaus Gross, padre di famiglia e martire; Alfonso Maria Fusco, presbitero; Tommaso Maria Fusco, presbitero; Émilie Tavernier Gamelin, religiosa; Maria Euthymia Üffing, vergine.
Fonte principale: vatican.va/news (“RIV./gpm”).
Beata Eugenia Picco Vergine - Festa: 7 settembre
Crescenzago, Milano, 8 novembre 1867 - Parma, 7 settembre 1921
Eugenia Picco nasce a Crescenzago (Milano) l'8 novembre 1867. Cresce in un ambiente disordinato e irreligioso, e spesso subisce le molestie del nuovo convivente della madre. Eppure ogni giorno, come per una «istintiva» forza, la giovane va a pregare nella basilica di Sant'Ambrogio a Milano. E a vent'anni, il 31 agosto del 1887, Eugenia scappa da casa ed entra nella famiglia religiosa delle Piccole figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. Nel giugno del 1911 viene eletta Superiora generale e nonostante la tisi ossea che le provocherà l'amputazione della gamba destra, Suor Eugenia si mostrerà sempre disponibile e serena. Durante il suo governo, e particolarmente durante la grande guerra, l'impegno della famiglia religiosa viene rilanciato all'insegna della carità e della educazione delle giovani che risiedono nel convitto. La sua fama di santità si conserva, anzi andrà aumentando dopo la morte. Alla sua morte, avvenuta il 7 settembre 1921, suor Eugenia, vista da tutti come modello di pietà, di zelo, di prudenza, di spirito di sacrificio e di saggezza.
Martirologio Romano: A Parma, beata Eugenia Picco, vergine della Congregazione delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, che, tutta votata alla volontà di Dio, promosse la dignità delle donne e provvide alla formazione spirituale e culturale delle religiose.
Difficile trovare un ambiente familiare più disastrato di quello toccato ad Eugenia. E se ne parliamo è soltanto per dire, partendo da lei e dall’inaspettato lavoro della Grazia compiuto nella sua persona, che nessuno è autorizzato a disperare, perché Dio lavora anche là dove meno te lo aspetti. Il papà di Eugenia è un valente musicista non vedente, che collabora con “La Scala” di Milano. Mamma è una cantante, la cui bravura è almeno pari alla sua frivolezza. Artisticamente parlando, forma con il marito una coppia perfetta, spesso in tournée, in Italia e all’estero; peccato che, molto più del marito, lei ami la fama, i soldi e il successo, per cui da una di queste tournées in Russia torna da sola, facendo credere a tutti che il marito è morto durante il viaggio. Nessuno della famiglia avrà più notizie di lui e solo molto più tardi si scoprirà che, abbandonato dalla moglie, il celebre musicista non aveva più avuto il coraggio di tornare ed era salpato per l’America insieme ad un’altra donna.
Eugenia è perennemente parcheggiata dai nonni e un bel giorno viene “rapita” da mamma e costretta ad andare a vivere a Milano, in casa del suo convivente, lo stesso per il quale aveva lasciato il marito. Cresce bella, intelligente, artisticamente dotata, con mamma che le riversa addosso tutte le frustrazioni per la propria carriera interrotta e sogna per lei un futuro da cantante lirica. Ed intanto ha il suo bel daffare per difendersi dalle continue avances del convivente della madre. Le liti in casa sono all’ordine del giorno ed Eugenia esce esasperata dal clima teso che si respira in famiglia e con il resto della parentela. Neppure nella relazione sentimentale, che intrattiene dall’età di quattordici anni, trova la necessaria serenità ed a volte, al limite della sopportazione, cerca rifugio in chiesa.
Un inaspettato momento di luce le arriva sui 19 anni, al culmine dell’ennesima lite familiare, in un momento di preghiera, che è quasi un grido di disperazione, davanti al quadro posto al di sopra del suo letto: quasi una lama di luce che la trapassa e le fa ardentemente desiderare la santità. La sua vita cambia radicalmente e si orienta verso la vocazione religiosa, che la madre ovviamente contrasta con tutte le sue forze: per la ragazza sono mesi di passione, nei quali, oltre alla preghiera, suoi unici appoggi sono le Suore Orsoline dell’oratorio che frequenta, e un sacerdote che queste le fanno conoscere. Se sull’autenticità della sua vocazione nessuno nutre dubbi, più incerta è la scelta della congregazione in cui attuarla. Prudentemente, le Orsoline, troppo vicine alla sua abitazione dove si continua ad avversare il suo ingresso in convento, la dirottano sull’ancor giovane congregazione delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria di Parma. È lo stesso fondatore, don Agostino Chieppi (oggi dichiarato Venerabile), ad accoglierla il 31 agosto 1887, quando lei arriva a Parma dopo essere fuggita di casa con l’aiuto dei parenti di papà.
Semplice, umile, fedele e generosa serve la congregazione: prima come insegnante nel Convitto, poi come maestra delle novizie, successivamente in qualità di archivista, di Segretaria generale e di Consigliera. Nel giugno 1911 viene eletta Superiora generale e rimane in carica fino alla morte. Fa voto di compiere con perfezione serena e tranquilla i suoi doveri di Superiora, e i risultati si vedono. Mentre, forse ricordando l’esperienza della sua adolescenza, si preoccupa molto per la formazione della donna e per l’inserimento delle ragazze nel mondo lavorativo, durante la Prima Guerra spalanca le porte della Congregazione per soccorrere i militari e gli orfani dei Caduti. Dalla contemplazione dell’Eucaristia nasce il programma della sua vita di religiosa: “Come Gesù ha scelto il pane, cosa tanto comune, così deve essere la mia vita, comune… accessibile a tutti e, in pari tempo, umile e nascosta, come è il pane”; tre soli i suoi propositi: “purezza per piacere a Gesù, umiltà per me, carità per gli altri”. Il suo fisico è minato dalla tisi ossea, con dolori lancinanti in mezzo ai quali continua a sorridere, spiegando che “se Eucarestia significa rendimento di grazie si può ringraziare solo con il sorriso”. Subisce l’amputazione di una gamba, ma continua dalla sedie a rotelle il suo generoso servizio di Superiora generale, fino alla morte, che sopraggiunge il 7 settembre 1921, ad appena 54 anni. Il 7 ottobre 2001 Giovanni Paolo II ha beatificato Madre Eugenia Picco, la ragazza che era riuscita a far della sua vita un capolavoro di santità, malgrado la sua famiglia.
Autore: Gianpiero Pettiti
Non sempre la casa è un rifugio caldo e sicuro. A volte in famiglia si annida una realtà lontana da Dio dove Dio viene sostituito con il denaro, il successo ad ogni costo, la ricerca di un amore malato vissuto senza sentimenti. Laddove una ragazza dovrebbe sentirsi protetta, si vede costretta a subire, invece, vessazioni e maltrattamenti. L’esempio coraggioso di Eugenia Picco rappresenta per l’infanzia e la gioventù di ogni epoca una speranza. Indica una via d’uscita fondata sulla fede. Eugenia è una ragazza che non si lascia condizionare dal clima amorale in cui vive, non seguendone il cattivo esempio.
Nasce nel 1867 a Crescenzago (Milano). Suo padre è un famoso musicista non vedente. La piccola Eugenia viene affidata ai nonni perché i genitori girano il mondo impegnati con le loro tournée. Un giorno la madre rientra sola dagli Stati Uniti ed Eugenia non rivedrà mai più il padre. La madre, donna che insegue il successo nel mondo dello spettacolo e che desidera la ricchezza e vivere nel lusso, vorrebbe che la figlia diventasse una famosa cantante. Nel mentre obbliga Eugenia a vivere con lei assieme a un altro uomo con il quale mette al mondo due figli. Eugenia cresce, diventa una bella ragazza e il convivente della madre comincia ad infastidirla con richieste di baci e carezze che l’adolescente non vuole assecondare. La ragazza sente che tutto questo non è bello, non è giusto. Per Eugenia il Bene è un’altra cosa.
La ragazza non aspira a diventare ricca e famosa. Soffre e sogna una vita “umile e nascosta, come è il pane, scelto da Gesù per l’Eucaristia”. Tutti i giorni si reca nella Chiesa di Sant’Ambrogio a Milano e qui, nella preghiera, trova un grande conforto. All’età di diciotto anni, mentre nella sua camera da letto invoca Dio di liberarla dalla disperazione, vede una striscia di luce entrare dentro il suo cuore. Il Signore l’ha ascoltata. Eugenia sente che la sua strada è quella religiosa. Il Cielo la chiama e questa si chiama vocazione.
La ragazza scappa via da casa e si rifugia presso le Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria a Parma. Diventa suora e si dedica all’insegnamento della musica e del canto alle bambine. Viene nominata madre superiora. Durante la Prima guerra mondiale assiste i feriti e accoglie i figli dei soldati e i poveri anziani rimasti soli. Muore a Parma nel 1921. Nel 2001 San Giovanni Paolo II, papa Karol Wojtyla, la proclama beata. Come desiderava la madre, quindi, Eugenia diventa famosa, non come cantante, ma in quanto beata.
Autore: Mariella Lentini
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