La sindrome di Stoccolma del clero conservatore
Recentemente ho commentato l’articolo di Massimo Viglione sul sito Stilum Curiae di Marco Tosatti, (qui e qui) ne è nato un dialogo tra Zara e Don Pietro Paolo, il quale purtroppo non ha colto il vero senso dei miei interventi. L’utente di Gloria Tv @Veronica Cireneo ha riportato, elogiandola, la risposta di Don Pietro Paolo vedi qui .
Non è una critica a don Pietro Paolo, non è una questione personale, e non metto in dubbio il bene che il clero fa nonostante il caos e la crisi della chiesa, non giudico nessuno, ma mi preme tornare sulla questione per chiarire un concetto che per me è fondamentale. Don Pietro Paolo, non condivide la posizione del Prof. Viglione, e di conseguenza la mia, portando il discorso sulla fedeltà alla Chiesa e difendendo il concilio vaticano II. Per lui la situazione disastrosa della Chiesa è da attribuire ad un post concilio che tradisce il magistero del concilio vaticano II e gli insegnamenti dei pontefici conciliari, stigmatizzando quindi la decisione dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X che vuole procedere all’ordinazione di nuovi vescovi, in quanto teme una deriva sempre più grave nella chiesa. In una società e in una chiesa che ha perso il centro, ovvero ha messo l'uomo al centro anziché Gesù Cristo, la San Pio X si vede costretta dalla necessità a "disobbedire" ad una chiesa disobbediente.
Don Pietro Paolo dice: La Chiesa non è apostata.
“Perché se davvero la gerarchia universale fosse “apostata”, “eretica”, “venduta ai poteri anticristiani”, allora la questione non sarebbe più canonica o disciplinare: sarebbe semplicemente la fine visibile della Chiesa.”
Ma questo non è assolutamente vero. Il prof. Viglione, e nemmeno io, diciamo che la Chiesa è apostata. Affermiamo che molti uomini di Chiesa di fatto lo siano, e affermiamo che gli insegnamenti del magistero del concilio e del post concilio siano... diciamo ambigui e aperti all’apostasia. La Chiesa non è apostata lo sono gli uomini.
Nella crisi ariana, coloro che difendevano la vera fede, San Atanasio e la Chiesa africana, furono scomunicati, mandati in esilio e perseguitati, mentre tutto il resto del mondo cristiano era caduto nell’arianesimo, come disse san Girolamo «E il mondo, sgomento, si ritrovò ariano». Così come oggi Lefebvre e la San Pio X sono condannati.
La chiesa nella crisi ariana, così come ora nella crisi modernista, non era, e non è finita. Gli ariani erano la maggioranza, così come oggi lo sono i modernisti (anche se inconsapevoli), e parafrasando San Girolamo possiamo dire: “E il mondo, con gaudium magnum, si ritrovò modernista”!
Qui, c’è l’obbiezione del clero e dei fedeli conservatori. Per loro la Chiesa è in crisi ma il concilio vaticano II non ha alcuna responsabilità, la colpa è tutta del post concilio.
A risolvere la crisi ariana fu un concilio che dette ragione al magistero di San Atanasio. Oggi la situazione è diversa perché questa crisi, invece, è causata anche da un concilio, oltre che dal frutto di secoli di lotta dei nemici della chiesa, che fatti alla mano hanno pesantemente condizionato l’esito del concilio vaticano II, ed hanno preso sempre più potere insediandosi nei gangli più importanti della chiesa, nel post concilio.
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Questa crisi è frutto di un concilio ambiguo e del lavoro di un clero modernista che si è infiltrato ben sapendo che dovevano "cambiare Roma con Roma" e ci sono riusciti.
Ora negare questo, significa farsi complici della dissoluzione. Ormai è storia provata che nella Chiesa ci fu una massiccia infiltrazione di elementi della massoneria (spero di non essere costretto a fare i nomi, andateveli a cercare), è stata infiltrata da elementi comunisti, - non dico clero con simpatie marxiste, dico proprio agenti comunisti infiltratisi tra il clero – ed è stata infiltrata da un clero che nascose, altrimenti sarebbe stato allontanato, il suo essere eretico in quanto aderente al movimento modernista. Negare questa verità storica significa impugnare la verità: Non lo si può più accettare! La verità ad usum delphini non la accettiamo più! Ai fedeli è giunta l’ora di dire la verità per quanto vergognosa essa sia!
Don Pietro Paolo insiste a chiedere cosa di dogmatico ha cambiato il concilio. Ma figlioli cari, HA CAMBIATO LA LITURGIA!
Per cambiare fede si deve per forza passare dal cambio della liturgia. Andatevi a leggere la storia della riforma protestante, la storia della chiesa Anglicana.
L’ho scritto anche nel commento sul sito di Tosatti! La riforma anglicana senza il cambio della liturgia sarebbe stata lettera morta. Per cambiare la fede si deve per forza cambiare liturgia! Da lì non si scappa! Tanto è vero che il teologo Grillo lo ha detto a chiare lettere:
"Traditionis Custodes" tra principio, eccezioni …
"La logica di Traditionis Custodes ha appena restituito una coerenza allo sviluppo organico della liturgia, che non può sopportare né sistematicamente né pastoralmente la coesistenza di due riti tra loro contraddittori. La contraddizione viene dal fatto che il secondo è stato elaborato per superare i limiti e le distorsioni del primo. Per questo ristabilire un’”unica lex orandi vigente” è stato anzitutto il ripristino del buon senso e un atto di chiarezza elementare."
Dunque secondo Grillo, i riti V.O. e N.O. sono contradditori, perché il V.O. era limitato e distorto. Quindi la Chiesa fino al concilio ha sbagliato a celebrare la liturgia. Dopo il concilio con il N.O. non può essere in comunione con chi chiede il V.O. ma lo è con gli anglicani!?!?!?! Con i protestanti????
Questo è ciò che si deduce dalle parole di Grillo e soprattutto dalle azioni del magistero pontificio, che concelebra con i protestanti, ma vieta la liturgia Vetus Ordo che si celebrava nella chiesa fino al 1969. Ora dobbiamo chiederci se la Chiesa ha sbagliato fino alla riforma di bugnini/montini, oppure se è un po’ strano che oggi si può concelebrare con i protestanti che fino a ieri ci chiamavano papisti e la nostra messa la definivano abominevole e sacrilega. La riforma liturgica serve al cambio di dottrina.
Se decidiamo che ha ragione bugnini e montini con la loro riforma allora dobbiamo dire che la Chiesa ha sempre sbagliato, quindi dobbiamo dire dove, quando e perché ha sbagliato. Se il magistero pontificio ammette questo e me lo spiega, da buon cattolico obbedirò di fronte alla verità delle prove storiche. Ma ugualmente mi chiederei perché, allora, non mettersi in sintonia con la liturgia della chiesa ortodossa, che almeno è più simile alla dottrina cattolica.
Don Pietro Paolo così come i fedeli conservatori blindano i documenti conciliari dichiarandoli essere nell’ortodossia cattolica, e il magistero della chiesa non è eretico, anche se ambiguo.
Ma già nei commenti scrivevo, che l’ambiguità – che riconosce pure il don P.P. – è voluta per poter consentire al clero, nel tempo, di aprire quei processi tanto cari a papa francesco. L’ambiguità è voluta perché il concilio è un cantiere ancora aperto. Difatti che cosa è il modernismo se non l’adeguamento della dottrina e della morale in base alle esigenze dell’ora presente? Alle istanze della società dell’oggi?
Non occorre che i documenti conciliari neghino qualche dogma, anche se abbiamo visto che il solo cambio della liturgia è sufficiente per poi arrivare ad un cambio della dottrina e della morale. Don P.Paolo si richiama ai doni scaturiti dal concilio, tra cui il C.C.C. Ma non si è accorto che è già stato cambiato? Il modernismo consente il cambio della legge. Vedi ad esempio sulla pena di morte. Già è cambiata la morale: quante veglie di preghiera per chiedere perdono a certe sigle associative?
Vediamo cosa si prefissavano gli eretici modernisti (Leone XIV usa l’I.A. se me lo consentite io uso wikipedia):
· la Rivelazione non è davvero parola del Padre e neppure di Gesù Cristo, ma un prodotto naturale della nostra sub-coscienza;
· la Fede non è un fatto oggettivo ma dipende dal sentimento di ciascuno;
· i Dogmi sono simboli dell'esperienza interiore di ciascuno; la loro formulazione è frutto di uno sviluppo storico;
· i Sacramenti derivano dal bisogno del cuore umano di dare una forma sensibile alla propria esperienza religiosa, non furono istituiti da Gesù Cristo e servono soltanto a tener vivo negli uomini il pensiero della presenza del Creatore;
· il Magistero della Chiesa non ci comunica affatto la verità proveniente da Dio;
· la Bibbia è una raccolta di episodi mitici e/o simbolici, e comunque non si tratta di un libro divinamente ispirato;
· gli interventi di Dio nella storia (quali miracoli e profezie) non sono altro che racconti trasfigurati di esperienze interiori personali;
· il Cristo della Fede è diverso dal Gesù della storia; la divinità di Cristo non si ricava dai Vangeli canonici;
· il valore espiatorio e redentivo della morte di Cristo è frutto della teologia della croce elaborata dall'apostolo Paolo.
Ora se siamo intellettualmente onesti, questi punti ormai fanno parte di un dialogo accettato e assimilato da molti nella chiesa, che relativizzata non condanna più. Si sta aggiornando con nuove “comprensioni”.
Quante volte abbiamo sentito l’espressione Gesù della fede, Gesù della storia? Quante volte abbiamo sentito dire che la chiesa non ha la verità in mano? L’ha detto e scritto pure Leone nella sua prima enciclica... Lunga 200 e più pagine... Alla faccia della letterina.
Quante volte abbiamo sentito dire che la scrittura va interpretata e alla fine viene piegata alle voglie dell’uomo?
Dire che la sacra scrittura non è divinamente ispirata è uno di quei peccati che pure gli ebrei condannano all’esclusione della vita futura, e questi eretici lo affermano tranquillamente. Addirittura si continua una opera di traduzioni sempre più traditrici (eclatante il nuovo testo del Padre nostro) dando alle stampe bibbie adattate ad uso e consumo di particolari fazioni umane che fanno del loro comportamento disordinato un vanto di orgoglio.
Ora non voglio affrontare ogni punto vi basti questi citati per capire che il concilio ha dato basi per relativizzare la Chiesa.
Difatti molte cose prima condannate, oggi sono tranquillamente praticate ed accettate. Sdoganate dal concilio stesso. La libertà di coscienza, la Chiesa che non è più l’unica portatrice della salvezza di Gesù Cristo, anzi, tutte le religioni salvano.
Mi si contesterà che i documenti del concilio devono essere letti in continuità con il magistero di sempre, che non negano i dogmi. Ma in realtà quando non si condanna l’errore e nel post concilio li si promuovono, e al contempo si condanna quelli che continuano a portare avanti la dottrina di sempre è difficile credere che ci sia continuità tra la chiesa pre conciliare e quella del concilio vaticano II.
Difatti scrivevo che la storia della ermeneutica della continuità era una pia illusione del caro papa Benedetto XVI, che difatti era ostracizzato all’inverosimile dal clero relativista e modernista con a capo il card. martini.
Recentemente ho letto l’articolo “Una grande luce, il Concilio visto dal Ticino” dove Monsignor Pier Giacomo Grampa vescovo di Lugano dal 2003 al 2013 parla del concilio e del suo libro: “Il concilio. Una grande luce” (IPL). Riporto uno stralcio:
“In sostanza per Grampa l’impressione è che «si confonda il Concilio con alcune sue applicazioni, queste sì unilaterali e distorte, e si dimentichi che si debbono cercare cause interne alla Chiesa per la sua crisi, ma non meno si deve essere attendi a studiarne e individuarne le cause esterne, legate al contesto culturale e alla mancata sincera conversione degli uomini alle proposte conciliari». Di qui il giudizio netto di Grampa: «Nessun cattolico può presumere di rifiutare il Concilio e nello stesso tempo rimanere membro reale della Chiesa». Piuttosto occorrerà una corretta interpretazione, del giusto discernimento, respingendo sia l’ermeneutica della discontinuità e della rottura sia quella della semplice continuità «per affermare la necessità di una terza via, mediana tra le due parti in conflitto: la via della riforma, del rinnovamento nella continuità».”
Ora, anche Grampa fa la distinzione tra concilio e post concilio, sbagliando, e propone una soluzione, una terza via: la via della riforma, del rinnovamento nella continuità. Se rifiuta l’ermeneutica della rottura e rifiuta l’ermeneutica della continuità che nell’intento di BXVI era formulata per conciliare i tradizionalisti (ermeneutica della rottura) con i conservatori (ermeneutica della continuità), significa che non si identifica nemmeno con una sorta di semplice continuità, come la interpretava Benedetto XVI, coerentemente auspica che si riconosca che la Chiesa cattolica sia in una fase che si può chiamare semplicemente RIFORMA nella continuità cioè continuità intesa come continuità storica dell’impalcatura chiamata chiesa cattolica... ora RIFORMATA: Chiesa cattolica RIFORMATA!
È così difficile riconoscerlo?
Purtroppo sì! Si perché il clero e i fedeli conservatori vivono una sorta di Sindrome di Stoccolma che li porta ad amare ciò che li tiene prigionieri. Riconoscono la crisi della Chiesa, ne vedono i danni, le storture, le contraddizioni, le eresie plateali come sotto papa francesco, ma rifiutano di vedere il progetto complessivo innescato dal clero modernista che passo dopo passo, inganno dopo inganno ci ha dato una chiesa che porta avanti una dottrina a passo con i tempi, ovvero MODERNISTA.
Non occorre mettere in dubbio un dogma della fede per essere modernista. Il modernista è tale quando pensa che la Chiesa sia soggetta alle istanze dell’ora presente. Chi pensa che le sacre scritture siano da interpretare in base alle esigenze dell’Uomo moderno. Coloro che pensano che la morale sia modificabile in base alle sensibilità della società in costante evoluzione.
Oggi siamo di fronte ad un magistero che non solo si fa beffe del catechismo della Chiesa cattolica, che per quanto ben fatto è opera umana, ma si fa beffe delle sacre scritture, della legge di Dio. Fino al concilio vaticano II anche il meno istruito nella religione sapeva che l’aborto, il divorzio, i peccati contro natura ecc. erano gravi peccati. Con il concilio si è iniziato a dialogare con il mondo, dialoga qui, dialoga lì, si è giunti a non rispettare nemmeno le cose giuste che insegnava la chiesa post conciliare, oggi il peccato è un banale errore, il divorzio una conquista sociale, anche se dolorosa, l’aborto è una scelta sofferta che si deve capire, il peccato contro natura non è peccato.
Mi direte che non è colpa del concilio, invece è proprio una logica conseguenza del dialogo con il mondo, dell’aggiornamento continuo che da allora ad oggi ci ha portati sostanzialmente al cambio della dottrina e della morale. E provate a negarlo!
Mi ripeto, non sono tra quelli che sostengono che la Chiesa non avesse avuto bisogno di una “revisione di vita”, ma è certo che il concilio, sebbene qualcosetta di buono lo ha fatto, è stato un completo disastro e la toppa è stata peggiore del buchetto che doveva rammendare.
La Chiesa è stata invasa e forgiata da un clero modernista, modernista con varie sfumature, ciò non significa che Cristo non ha mantenuto la Sua promessa, semplicemente siamo nella prova, nella tentazione... Padre non ci indurre in tentazione... Invece ci ha indotti, 40 anni di deserto ha fatto il popolo ebraico, noi siamo nel deserto della tentazione da più di 60 anni. Ma sono convinto che Lefebvre o no, Dio saprà spazzare via questo clero modernista e ripulire la sua Chiesa, magari con un bel scossone che farà vacillare la fede di molti, ma alla fine la Chiesa sarà più bella di prima, e magari, finalmente, riuniti agli ortodossi, scrollandoci di dosso sia quello che di sbagliato c’era nella chiesa preconciliare, sia quell’obbrobrio della chiesa conciliare con quella peste protestante al collo che tanto piaceva a montini.
Per quanto riguarda il riferimento al mio articolo ti è sfuggita la cosa essenziale: l' elogio a don Pietro Paolo, consiste nel fatto che come modernista è molto onesto. Si può dire o pensi che basti dirsi tradizionalisti per essere salvati dalla Geenna?
Non mi è affatto sfuggito!
Ma perché poi la prendete tutti sul personale?
Non me la prendo con te! ho riportato un dato di fatto, cioè :
1 che hai riportato qui la risposta di don P. P.
2 che lo hai comunque elogiato, e questo io non lo contesto, riconosco che il don è una persona educata e garbata, onesta, ma questo non basta, perché la sua risposta non è una analisi oggettiva e fondata sulla verità ma sul fideismo.
Ancora devo riportarvi al fulcro del discorso.
Non è per fare polemica ma il nocciolo è che un po' tutti non si vuole accettare il fatto che:
1 la chiesa è stata infiltrata di conseguenza molti alti prelati (e io penso pure PVI) erano quinte colonne
2 che il concilio è parte del problema.
Sindrome di Stoccolma. Molti non vogliono vedere la verità.... C'è qualcuno che può regalarmi un cavallo?
P. S. Non sono tradizionalista, non sono conservatore, non sono fideista, non sono di Pietro, non sono di Paolo, non sono di Apollo, non sono di Pietro Paolo... Sono di Gesù Cristo, o per lo meno, indegnamente, cerco di esserlo.
Tutti abbiamo bisogno di conversione, ne convieni?
Laudetur Jesus Christus
Dimmi come vivi e ti dirò in cosa credi, amico.
Chi è così preciso nella teoria, ma non si riesce a leggere tutto , lo sia anche nella vita, nella morale e nei costumi, altrimenti tutta questa dettagliatissima scienza potrebbe rivelarsi più dannosa che altro. Grazie
Cara Veronica sono un gran peccatore... Questo lo so da me, ma non toglie il problema che ho posto.
Ripeto ma perché la prendete sul personale quando io parlo in generale?
In realtà, chi non vuole leggere tutto, è quello che si tappa occhi e orecchie per non vedere e sentire chi gli pone difronte una lettura argomentata dei fatti.
Portami fatti che smentiscono le mie argomentazioni e mi correggerò.