
Nella vita tutti prima o poi si fanno certe domande, soprattutto al momento della prova, e chi legge la Bibbia per trovare risposte scopre sorprendentemente che il male non predomina sulla terra - come invece fanno credere i mass media - ma è una sorta di alieno in un ecosistema eccellente creato da Dio, infatti trova che ogni frutto della creazione – separato, ordinato e collocato in uno spazio specifico – è buono in sé sin dall’origine - ha (Genesi 1,4: “cosa buona”; Genesi 1,10: “cosa buona”; Genesi 1,12: “cosa buona” ecc…). Siamo chiamati a riflettere sulle fondamenta ella nostra fede per acquisire una maggiore consapevolezza della vocazione dell’uomo che è umana e divina al contempo, poiché “l’immagine di Dio nell'uomo può diventare più somigliante a Lui fino a diventare Dio stesso”! Posto invariabilmente che Dio è bontà infinita, occorre smentire chi vede sempre e solo il bicchiere mezzo vuoto proprio come Giobbe (capitolo 3) che affranto dal dolore giudica il bene quale parte minoritaria e residuale dell’intera Creazione. Su questi temi e su altri correlati si è soffermato Mons. Giacomo Morandi, intervenendo martedì 11 ottobre c.a. presso la Parrocchia di San Paolo per guidare la lettura dei primi undici capitoli del Libro della Genesi, su cui è chiamata a meditare l’intera Diocesi di Modena-Nonantola nell’anno pastorale in corso. Giustappunto si tratta del testo che apre la Sacra Scrittura, scritto dopo una lunga e faticosa gestazione in seno al popolo di Israele al rientro dall’esodo in Babilonia. Da sempre il mistero del peccato e del dolore innocente interrogano l’umanità e il Vicario Generale – alle domande del pubblico su tali interrogativi - ha risposto invitando a tacere, quando la ragione non aiuta, e a confidare in Dio. Dobbiamo ammettere che sfogliare le prime pagine della Bibbia affascina chiunque, indipendentemente dal proprio credo! Incontrare Adamo ed Eva ci fa sentire tutti parenti, seppur pronti a criticare i progenitori ingenui, che tradendo la fiducia divina, hanno rovinato il progetto iniziale condannando l’intera umanità a sopportare il peso dei propri limiti (“il desiderio di soggiogare il prossimo, la fatica del lavoro, la necessità di generare”). Partire dall’inizio (cioè da zero!) è d’obbligo per evangelizzare i popoli – come invita insistentemente a fare Benedetto XVI sollecita a fare – e, soprattutto, prima di tutto, per lasciarsi evangelizzare dalla Parola di Dio, che sin dai primi versetti biblici manifesta la sua potenza in atti plurimi di creazione, cioè di benedizione (parole che in ebraico hanno la stessa radice). Mons. Morandi ha posto l’accento su vari aspetti dell’argomento trattato e in particolare ha insistito sulla capacità che l’uomo aveva di dialogare con Dio con cui addirittura passeggiava nel giardino prima del peccato, in altri termini sulla relazione diretta e continuativa che aveva con il suo Creatore, incrinata a causa del veleno inoculato dal serpente: infatti, Eva sette di parlare “con Dio” e incomincia a parlare “di Dio”: questo è il vero peccato, che deforma la realtà, che mira a interrompere irrevocabilmente il rapporto con il Signore e che consiste in azioni che “o sono immorali, o sono illegali, o…fanno ingrassare”, per dirla con le parole scherzose del biblista.
(Simonetta Delle Donne)